Negli ultimi anni c’è stato un aumento senza precedenti, per numero e varietà, di sorgenti di campi elettrici e magnetici (CEM) usati per scopi individuali, industriali e commerciali. Diversi studi sulla pericolosità dei campi elettromagnetici non sono stati in grado di rispondere ad un fondamentale dubbio. Fanno male? Sono cancerogeni?
E’ molto difficile rispondere a queste domande anche se esiste una sentenza di Corte di Cassazione che ha condannato Inail a risarcire un lavoratore che ha sviluppato uno specifico tumore al cervello dovuto (secondo i giudici) all’esposizione prolungata a campi elettromagnetici generati dal telefono.

Il programma tv “le iene” , ha effettuato un interessante servizio televisivo intervistando proprio il lavoratore risarcito dall’InaIl

http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/371322/viviani-il-cellulare-fa-male.html

Recentemente anche l’ARPA del Piemonte ha effettuato un indagine sui campi elettromagnetici dei telefonini. In alcune condizioni il cellulare può costituire la maggior fonte di esposizione a campi elettromagnetici (fino al 99% dell’esposizione globale alle radiofrequenze di un singolo individuo).

In particolare alcune analisi effettuate da Arpa sui livelli di campo generati da impianti per telecomunicazione dimostrano che la grande maggioranza della popolazione piemontese risulta esposta a valori molto bassi di campo elettrico “ambientale” (<0.5V/m), mentre è stato verificato come l’esposizione al telefono cellulare possa raggiungere livelli di campo elettrico decisamente più elevati.

Le conclusioni di questo studio non sono in grado di rispondere ai quesiti di cui sopra, ma sono utili in quanto forniscono dati numerici e ordini di grandezza delle riduzioni dell’esposizione al campo elettromagnetico:

• l’adozione di nuove tecnologie riduce l’esposizione: es. una chiamata effettuata in modalità 3G espone dalle dieci alle cento volte meno della tecnologia 2G
• la potenza emessa dal telefonino e quindi l’esposizione si riduce fortemente all’aumentare del livello di segnale ricevuto
• telefonare in aree dove è presente un buon livello di ricezione può condurre ad esposizioni dalle decine di volte alle diverse centinaia di volte più basse rispetto alle aree dove la ricezione del segnale è scarsa
• a 30 cm dall’antenna l’esposizione si riduce dell’80-90%
• auricolari e viva voce, allontanando l’antenna riducono notevolmente l’esposizione
• acquistare cellulari con un valore SAR contenuto.
• effettuare telefonate brevi e optare piuttosto per i messaggi di testo (SMS)

L’indagine completa è scaricabile dal sito dell’ Arpa Piemonte:

http://www2.arpa.piemonte.it/arpa-comunica/file-notizie/2014/relazione-telefonini-24-maggio-2014damore.pdf