Danni ambientali e distruzione a Tianjin

Esplosione al porto di Tianjin

Il 12 agosto nel porto di Tianjin, a 100 chilometri da Pechino, sono avvenute due forti deflagrazioni in un’area portuale dove erano immagazzinate diverse tonnellate di sostanze chimiche pericolose. L’incidente ha causato la morte di almeno 114 persone, numeri attuali ed in continua crescita. I feriti sarebbero circa 700. Le persone attualmente disperse sarebbero circa 60. Ingenti anche i danni alle abitazioni situate nei dintorni del porto, con migliaia di case distrutte.

Le cause dell’incidente ad oggi rimangono ancora da accertare, così come la quantità e la tipologia di sostanze chimiche che hanno alimentato l’incendio. L’istituto sismologico del governo cinese ha valutato la potenza della seconda esplosione, la più forte delle due, equiparandola alla detonazione di 21 tonnellate di tritolo.

Le autorità ambientali hanno confermato livelli di cianuro di molte volte superiori alla media in alcune aree intorno al magazzino, mentre hanno rassicurato la popolazione locale sul possibile rischio di una progressiva diffusione degli inquinanti al di fuori dell’area evacuata.

L’Onu ha accusato duramente gli organi di governo cinesi, criticando la scarsa trasparenza con cui sono stati diffusi i dati riguardanti gli effetti della contaminazione sull’ambiente e la mancanza di informazioni in seguito al disastro.

Il governo cinese ha annunciato di aver avviato una indagine per “grave violazioni” nei confronti del responsabile nazionale della Sicurezza sul lavoro del Paese, Yang Dongliang, nell’ambito dell’inchiesta sulle esplosioni del 12 agosto a Tianjin.