Inail, dimezzati in dieci anni gli infortuni mortali sul lavoro

Prosegue la  tendenza al calo degli infortuni sul lavoro, con una forte riduzione soprattutto per quelli mortali, dimezzati negli ultimi 10 anni. I casi di infortuni totali sono stati 437.000 (-6,3% sul 2013).

infortuni mortali sul lavoro

Dimezzati gli infortuni mortali

Gli infortuni mortali nel 2014 – si legge nel Rapporto – sono stati 662, per oltre la metà (il 54%) «fuori dall’azienda». Quelli riconosciuti «in occasione di lavoro», infatti, sono stati 492 (170 quelli in itinere) ma tra questi 188 con mezzo di trasporto (solo 304 senza mezzo di trasporto). Rispetto al 2013 si è registrata una riduzione del 6,7% mentre sul 2010 (997 morti sul lavoro accertate) la riduzione è stata del 33,6 per cento. Gli infortuni mortali nell’industria e nei servizi sono stati 559 mentre quelli in agricoltura sono stati 95, 8 quelli per conto dello Stato.

In calo gli infortuni complessivi

Gli infortuni complessivi accertati sono stati 437.000 (663.000 le denunce), il 18% dei quali fuori dall’azienda (ovvero con mezzo di trasporto o in itinere). Il calo sul 2013 è stato del 6,3% mentre rispetto al 2010 si è registrata una diminuzione del 27 per cento. Gli infortuni sul lavoro hanno causato circa 11 milioni di giornate di inabilità con costo a carico dell’Inail. In media le giornate di inabilità sono state 82 per gli infortuni che hanno causato menomazione e 20 giorni in assenza di menomazione.

Aumentano denunce malattia

Le denunce di malattia professionale sono in controtendenza rispetto agli infortuni: nel 2014 ne sono state denunciate 57.391 (per 43.000 soggetti coinvolti) con un aumento del 10,7% sul 2013 e del 33% sul 2010. Nell’anno sono state riconosciute come malattie professionali solo il 35% delle denunce (il 40% dei soggetti coinvolti ha avuto la certificazione di malattia professionale). Sempre nell’ anno le morti per malattia professionale sono state 1.488 (il 26% in meno rispetto al 2010) ma l’85% dei decessi è avvenuto con età superiori a 74 anni (il 22% con almeno 85 anni).