Domande frequenti – Aprile 2016

DOMANDA

Come deve essere organizzato un ufficio di un’azienda industriale in cui i lavoratori, non utilizzando il videoterminale in modo sistematico e abituale per almeno venti ore alla settimana, non rientrano nella definizione di “lavoratori addetti al videoterminale” di cui all’ art. 173 del D.lgs. 81/08?

RISPOSTA

Il comma 3 dell’art. 174 “Obblighi del datore di lavoro, dei dirigenti e dei preposti” del D.lgs. 81/08, prevede, indipendentemente dalla presenza dei cd “lavoratori addetti al videoterminale” così come definiti dalla norma (art. 173), che i posti di lavoro vengano comunque organizzati e predisposti in conformità ai requisiti minimi di cui all’allegato XXXIV del citato Decreto.

DOMANDA

Qual è la differenza tra DUVRI e POS?

RISPOSTA

Il Documento unico di valutazione dei rischi da interferenze (DUVRI) è previsto dall’art. 26 comma 3 del D.lgs. 81/08 e viene redatto dal datore di lavoro committente in relazione a lavori in appalto e subappalto.

Il piano operativo di sicurezza (POS), previsto dagli articoli 89 e 96 del D.lgs.81/08, contiene la valutazione dei rischi del singolo cantiere edile e deve essere redatto dal datore di lavoro dell’impresa esecutrice.

DOMANDA

Quali documenti devono essere pretesi ai fini della verifica dell’idoneità tecnico-professionale di un’impresa straniera incaricata di eseguire opere in un cantiere sul territorio nazionale?

RISPOSTA

Per le imprese straniere extra comunitarie sono gli stessi previsti per le aziende italiane dall’Allegato XVII e dall’art. 90, comma 9, del D.lgs. 81/08.

Circa la verifica della regolarità contributiva ci si può riferire all’interpello n. 6/09del 6.2.2009 e al vademecum del Ministero del lavoro del novembre 2010 sul “distacco dei lavoratori nell’Unione Europea”.

Per la documentazione tecnica specifica, ad esempio :

  • Pos, Pimus, Duvri, verifiche su attrezzature e impianti, ecc.
  • per rischi non considerati nella valutazione generale, e conseguente formazione specifica e sorveglianza sanitaria
  • ed in generale per aspetti non oggetto di norme nel paese d’origine, oppure non presenti fra le attività effettuate dall’impresa nel paese d’origine oppure ancora per rischi riferibili ad attività effettuate solamente in Italia va fatto riferimento alle norme italiane e quindi vanno redatti i documenti o le integrazioni necessarie.

Circa la documentazione «tecnica» si ritiene che per gli aspetti generali in merito alla valutazione dei rischi, alla formazione, alla sorveglianza sanitaria è possibile che le imprese comunitarie dispongano della documentazione redatta secondo le norme del loro paese (ovviamente tradotte in italiano).

Fonte: Regione Piemonte

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