Donne e infortuni nel settore sanitario Italiano

 Dossier Donne, lavorare in sicurezza

Il Senato ha presentato uno studio curato dall’Anmil, l’associazione nazionale dei mutilati e invalidi del lavoro, realizzato grazie ai dati Inail, dal quale  emerge il ruolo della donna nel settore sanitario.

Lo studio “Prendersi cura di chi ci cura  è “Un contributo per individuare buone pratiche e nuovi strumenti”. Il presidente dell’Anmil, Franco Bettoni promuove la Ricerca, che “riguarda i profili di maggiore vulnerabilità per le lavoratrici: quei rischi emergenti e più allarmanti per le statistiche e per la medicina – lo stress da lavoro, la violenza e le aggressioni, i disturbi dell’apparato muscolo-scheletrico – in un contesto normativo che a tali fattori non dedica ancora un quadro di tutele completo e dettagliato”.

L’Anmil vuole “fornire un contributo all’operato di tutti gli attori, pubblici e privati, nell’individuazione di strumenti organizzativi e giuridici e di buone pratiche che aiutino a rendere il settore più sicuro e, allo stesso tempo, più produttivo e più funzionale all’obiettivo di tutelare la salute di tutta la popolazione”.

Il settore sanitario ha il 70% di lavoratrici donne, ovvero 850 mila su 1,2 milioni di operatori. Un ambito dove l’incidenza infortunistica femminile è superiore a quella maschile.

Il 55% degli infortuni avviene in strutture ospedaliere o in case di cura, e per il 32% coinvolge le infermiere. Le operatrici socio sanitarie sono interessate nel 10% dei casi, le ausiliarie ospedaliere nel 5,3% e le portantine nel 4,1%.

Per quanto concerne le cause di infortunio, la prima risulta essere la caduta, con 5.500 casi, ovvero il 23%, seguono i movimenti sotto sforzo, il 17%, dovuti a sollevamento dei pazienti.

Altro rischio specifico è l’aggressione o violenza da parte degli estranei. Dei 4.000 infortuni indennizzati nell’anno 2013 da INAIL, un terzo quindi 1.200 sono avvenuti nella sanità e il 71% ha interessato le donne. Principalmente si tratta di aggressioni da parte dei pazienti, dei loro parenti o di altri utenti.

Inoltre risultano danni permanenti a causa di questi infortuni nel 3,4% dei casi; il restante 96,6% delle fatalità ha solo provocato una inabilità temporanea al lavoro.

In conclusione, secondo l’Anmil ogni anno in questo settore si perdono circa 600mila giornate di lavoro dovute agli infortuni.

Si riduce il numero di infortuni tra le operatrici sanitarie straniere. 4.500 casi nel 2009 e 4.000 nel 2013, con una diminuzione del 9,1%. Rispetto al totale degli infortuni siamo al 13%.

Visita la pagina dedicata al convegno di presentazione dello studio “Prendersi cura di chi ci cura”