Lavoratore con condotta negligente: di chi è la responsabilità?

Lavoratore con condotta negligente

Nel campo della sicurezza del lavoro, gli obblighi di vigilanza che gravano sul datore di lavoro risultano funzionali anche rispetto alla possibilità che il lavoratore si dimostri imprudente o negligente verso la propria incolumità.

Lo afferma la Cassazione con la sentenza 24469/15: Il datore di lavoro di una società ricorre in Cassazione a seguito della sentenza della Corte d’appello di Milano che rideterminava la pena originariamente inflitta nel giudizio di primo grado.

All’imputato si addebitava il fatto di non aver adottato appropriate misure organizzative e di protezione, relative alle operazioni di caricamento delle polveri nei reattori che hanno causato un’esplosione con conseguente infortunio di un lavoratore.

Le difese del datore di lavoro, incentrate su una diversa collocazione dei fatti, addebitando la responsabilità sul lavoratore per non aver tenuto una condotta conforme ai parametri stabiliti dalle norme antinfortunistiche, sono risultate infondate.

I Giudici di legittimità, a sostegno della decisione adottata dalla Corte d’appello, ricordano come le stesse norme sono destinate a garantire la sicurezza delle condizioni di lavoro, anche in considerazione della disattenzione con la quale gli stessi lavoratori effettuano le prestazioni.

Per di più, l’esistenza del rapporto di Causalità si può escludere solo nei casi in cui sia provata l’abnormità del comportamento del lavoratore infortunato, dove per «abnormità si debba intendere la stranezza e imprevedibilità delle condotte del dipendente che si pongono al di fuori di ogni possibilità di controllo».

Dal momento in cui nel caso di specie tale comportamento non si può desumere, la Corte di Cassazione rigetta il ricorso del datore di lavoro, confermando così il principio secondo il quale non è sufficiente che un lavoratore abbia una condotta negligente verso la propria incolumità per sollevare il Datore di Lavoro dalle proprie responsabilità.