L’INAIL ha presentato la relazione annuale sull’andamento infortunistico e tecnopatico per il 2025, fornendo una panoramica aggiornata sui dati relativi agli infortuni sul lavoro, alle morti sul lavoro e alle malattie professionali in Italia. La relazione offre un quadro chiaro sull’evoluzione del fenomeno, sui settori e sui territori maggiormente colpiti, evidenziando tendenze e fattori chiave.
Indice
- Statistica infortunistica
- Distribuzione territoriale e settoriale
- Analisi demografica
- Statistica relativa alle malattie professionali
- Conclusione e prospettive
Statistica infortunistica
Nel 2025 il quadro degli infortuni sul lavoro in Italia mostra una sostanziale stabilità delle denunce e un nuovo calo delle morti sul lavoro. Restano però evidenti alcune criticità: crescono gli infortuni in itinere e, soprattutto, le malattie professionali.
Secondo i dati diffusi da INAIL, sono state registrate 600.000 denunce di infortunio (lavoratori e studenti), con un aumento dell’1,2% rispetto alle quasi 594.000 del 2024. Considerando i soli lavoratori, le denunce sono 519.334 (come si evince dal grafico che segue) , ancora inferiori del 7,7% rispetto alle quasi 563.000 del 2019, ultimo anno prima della pandemia.
Il calo rispetto al periodo pre-pandemico riguarda gli infortuni in occasione di lavoro (-9,6% sul 2019), mentre quelli in itinere crescono quasi senza sosta e nel 2025 toccano il valore più alto del quinquennio, superando anche il dato del 2019.
Gli infortuni mortali, invece, sono stati 1.198, con una diminuzione del 3,3% (41 casi in meno) rispetto ai 1.239 dell’anno precedente. Di questi, 1.189 riguardano lavoratori e 9 studenti.
Il tasso di mortalità in occasione di lavoro scende a 3,69 decessi ogni 100.000 occupati (3,88 nel 2024). Da notare come il 42,6% dei decessi è avvenuto “fuori dall’azienda”, cioè su strada con un mezzo di trasporto o nel tragitto casa-lavoro: il rischio stradale si conferma un tema centrale per la prevenzione.
Distribuzione territoriale e settoriale
Dal punto di vista geografico, la maggior parte degli infortuni in occasione di lavoro si è verificata nel Nord Italia, che concentra il 60% dei casi, seguito dal Centro (20%) e dal Sud (20%). Quando si tratta di infortuni mortali, però, l’incidenza del Sud sale: oltre un terzo dei decessi (34%) si concentra al Sud e nelle Isole. Rispetto al 2024 le denunce calano al Nord-Ovest (-1,3%) e al Sud (-0,2%), mentre crescono nelle Isole (+3,1%), al Centro (+2,4%) e al Nord-Est (+0,6%).
Tra le Regioni con il maggior numero di denunce spiccano Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Toscana. Per i casi mortali, invece, dopo la Lombardia si collocano Campania e Veneto.
Per quanto riguarda i settori lavorativi, l’industria manifatturiera si conferma quello più colpito, con quasi un quarto degli infortuni in occasione di lavoro dell’Industria e servizi. Seguono le costruzioni, la sanità e assistenza sociale, il trasporto e magazzinaggio e il commercio.
Tuttavia, è nelle costruzioni che si registra il numero più alto di decessi, con 175 casi nel 2025 (19 in meno rispetto al 2024). Seguono il comparto manifatturiero con 129 decessi (8 in più sull’anno precedente) e il trasporto e magazzinaggio con 126 (20 in meno).
Analisi demografica
Sul piano demografico, gli infortuni in occasione di lavoro colpiscono in prevalenza lavoratori uomini, che rappresentano oltre i due terzi dei casi denunciati (67,9%). L’aumento delle denunce rispetto al 2024 è però dovuto alla sola componente femminile (+2,1%). Per quanto riguarda gli infortuni mortali, le donne risultano molto meno coinvolte: solo un caso su sedici riguarda lavoratrici. Fa eccezione l’itinere, dove i decessi di lavoratrici passano da 36 a 54 (+50%).
Analizzando l’età, la fascia più esposta è quella tra i 50 e i 64 anni, sia per gli infortuni sia per i decessi: due vittime su tre hanno più di 50 anni.
I lavoratori nati in Italia continuano a rappresentare la maggioranza delle denunce (circa tre su quattro), con un leggero calo rispetto al 2024 (-0,5%). Cresce invece la componente straniera (+3,7%), la cui incidenza è passata dal 19,4% del 2021 al 24,3% del 2025. Lo stesso andamento si osserva per i casi mortali: i lavoratori nati all’estero rappresentano il 22,9% dei decessi (erano il 15,0% nel 2021).
Statistica relativa alle malattie professionali
Se da un lato gli infortuni restano stabili e i decessi calano, dall’altro le denunce di malattie professionali continuano a crescere, raggiungendo nel 2025 quota 98.312, con un incremento dell’11,3% rispetto all’anno precedente e del 60,6% rispetto al 2019. È il valore più alto degli ultimi 26 anni.
Secondo INAIL, l’aumento non riflette un peggioramento delle condizioni di lavoro, ma soprattutto una maggiore consapevolezza delle tutele da parte di lavoratori e medici, l’ampliamento delle patologie riconosciute e l’invecchiamento della popolazione lavorativa. Proprio per questo la sorveglianza sanitaria svolge un ruolo centrale: intercettare i primi segnali di malattia permette di intervenire prima che il quadro clinico si aggravi.
Le patologie muscolo-scheletriche si confermano le più diffuse, con circa 70.000 denunce: tre casi su quattro. Tra queste prevalgono i disturbi dei tessuti molli, come epicondiliti e lesioni della spalla, e le dorsopatie, come ernie e degenerazioni dei dischi intervertebrali.
Sul fronte della distribuzione geografica, il Sud registra il maggior numero di denunce (37.430), seguito dal Centro (34.620) e dal Nord (26.262). La Toscana, con 16.438 casi (16,7% del totale), è la Regione con il maggior numero di malattie professionali segnalate, seguita da Puglia (11.188) e Abruzzo (8.695). A livello di settore, oltre la metà delle denunce dell’Industria e servizi si concentra nelle costruzioni (circa 20.000) e nel manifatturiero (17.000).
Conclusione e prospettive
Il nuovo calo delle morti sul lavoro è senza dubbio un segnale positivo, ma i numeri restano troppo alti: nel 2025 si contano ancora quasi 1.200 decessi. A questo si aggiungono la crescita degli infortuni in itinere, legati soprattutto al rischio stradale, e l’aumento costante delle malattie professionali, che richiedono misure più incisive di prevenzione, informazione e sorveglianza sanitaria.
Per i prossimi anni sarà quindi fondamentale continuare a investire nella cultura della sicurezza e rafforzare le politiche di prevenzione nei settori e nei territori più a rischio. Solo così sarà possibile garantire luoghi di lavoro più sicuri e tutelare la salute di tutti i lavoratori.
