Autore: Michele Piscino

Fonte: INAIL

sovraccarico

Il rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori è un fattore di rischio riscontrabile in quelle realtà dove l’operatore è portato, per la mansione svolta, ad effettuare movimenti ripetitivi.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, esso non dipende necessariamente dal peso degli oggetti movimentati, ma il disagio (che può trasformarsi in una patologia legata all’apparato osteoarticolare e circolatorio, se l’azione svolta è continuativa nel tempo) è determinato in sostanza dall’elevata frequenza dei movimenti effettuati unitamente ad un tempo di recupero insufficiente.

Quello che in prima battuta sembrava un rischio riscontrabile prevalentemente nell’ambito del settore metalmeccanico, si è in realtà riscontrato in maniera significativa in altri settori industriali, in agricoltura, nei servizi e nel mondo dell’artigianato.

Proprio in questi ultimi l’analisi e la gestione del rischio da sovraccarico biomeccanico

degli arti superiori risulta particolarmente difficoltosa a causa della estrema variabilità delle operazioni svolte, la limitata capacità di modificare specifici step lavorativi, la generale difficoltà nel destinare alla prevenzione sufficienti risorse economiche, la mancanza di personale adeguatamente formato.

Per agevolare almeno un primo approccio al problema, INAIL ha creato in due step differenti (2012 e 2014) due monografie nelle quali sono state analizzate più di cento situazioni lavorative, elaborando per ciascuna una scheda di rischio sintetica, nella quale oltre alla descrizione del compito, con l’indicazione degli eventuali macchinari/attrezzature in uso, viene fornita una stima del rischio da sovraccarico biomeccanico per l’arto superiore destro e quello sinistro.

Il metodo valutativo applicato è la Check-list OCRA, attraverso la quale, in maniera sintetica, vengono analizzati fattori correlabili al sovraccarico biomeccanico degli arti superiori, evidenziati dalla letteratura tecnica.

Per ciascun compito vengono ipotizzati e valutati differenti scenari lavorativi dipendenti dalle tempistiche di adibizione giornaliera e proposti alcuni fra i possibili interventi di prevenzione e protezione, di rapida e semplice attuazione.

E’ evidente che tale studio, seppur utile, rappresenta orientativamente soltanto un primo passo per la valutazione del rischio da sovraccarico biomeccanico; Rimane sempre in capo al Datore di Lavoro l’obbligo di una valutazione specifica del rischio, considerando e verificando le peculiarità dell’attività oggetto dello studio.

Ai seguenti link è possibile scaricare le due monografie.

http://www.inail.it/internet_web/wcm/idc/groups/internet/documents/document/ucm_portstg_103488.pdf

http://www.inail.it/internet_web/wcm/idc/groups/internet/documents/document/ucm_154609.pdf

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