Autore: Clelia Farris
Fonte: D. Lgs 81/08 – DPR 177/11

spazi confinati

Gli spazi confinati: un problema attuale e troppo spesso sottovalutato. Ma cosa vuol dire lavorare in uno spazio confinato? Significa accedere all’interno di una cisterna per operazioni di pulizia (bonifica), entrare in un silos, una vasca, un serbatoio, una tubazione… La lista degli incidenti mortali è troppo lunga. L’ultimo, di qualche giorno fa in Veneto, ha riguardato 4 operai, morti durante le operazioni di pulizia di una vasca in una ditta che si occupa di smaltimento di rifiuti speciali. Intossicazione da acido solforico. Ma ricordate qualche anno fa l’incidente avvenuto durante la pulizia di una cisterna a Molfetta (Puglia)? 5 operai morti per intossicazione da acido solfidrico. Ancora alla Saras (raffineria, Sardegna) 3 operai morti per le esalazioni di gas in cisterna adibita a gasolio.

Tutti questi incidenti hanno un comune denominatore:

  • mancato utilizzo di adeguati dispositivi di protezione (maschere antigas)
  • errate (o inesistenti) procedure di lavoro
  • poca esperienza nel settore
  • mancata informazione/formazione in termini di sicurezza
  • mancata o insufficiente valutazione del rischio..

Ma come va affrontato in azienda il pericolo spazio confinato? Di seguito alcuni suggerimenti:

  • adeguata valutazione del rischio con particolare attenzione al rischio chimico
  • individuazione di buone pratiche di lavoro
  • nomina di un supervisore (preposto)
  • utilizzo di lavoratori con esperienza e formazione adeguata
  • individuazione delle misure di emergenza
  • fornitura di adeguati dpi e soprattutto.. non dimentichiamo l’addestramento all’uso degli autorespiratori o delle cinture di sicurezza!

Come aspetto generale ricordiamo, infatti, che l’addestramento è obbligatorio per tutti i dpi di terza categoria, ovvero dispositivi di sicurezza salvavita quali maschere antigas e dpi contro le cadute dall’alto.

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