Con l’approvazione del disegno di legge relativo al reato di omicidio stradale e del reato di lesioni personali stradali  (02 marzo 2016), l’articolo 380 del Codice Penale è stato modificato con il nuovo titolo: “Introduzione del reato di omicidio stradale e del reato di lesioni personali stradali, nonché disposizioni di coordinamento al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 [Nuovo Codice della Strada], e al decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274 [Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace]”

Omicidio stradale: relazioni con la sicurezza sul lavoro

Le nuove misure prevedono che l’omicidio stradale sia un reato a sé: “Chiunque, ponendosi alla guida di un veicolo a motore in stato di ebbrezza alcolica o di alterazione psico-fisica conseguente all’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope […] cagioni per colpa la morte di una persona”.

Il reato prevede tre varianti:

  • da 2 a 7 anni di carcere, quando la morte è stata causata violando il codice della strada;
  • da 5 a 10 anni di carcere nel caso che si riscontri la guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico superi 0,8 g/l oppure abbia causato l’incidente per condotte di particolare pericolosità (eccesso di velocità, guida contromano, infrazioni ai semafori, sorpassi e inversioni a rischio);
  • da 8 a 12 anni di carcere,  nel caso che si riscontri la guida in stato di ebbrezza grave con un tasso alcolemico oltre 1,5 grammi per litro, o sotto effetto di droghe.

In caso che le vittime siano più d’una, il colpevole rischia fino a 18 anni di carcere.

Alla luce della nuova legge, occorre ragionare sulle possibili relazioni di tale reato con la normativa relativa alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro – D.Lgs. 81/08, dove, per luogo di lavoro, si intende anche la strada:

  • Assunzione di alcol e stupefacenti

Per quanto riguarda i soggetti che esercitano professionalmente l’attività di trasporto di persone e cose (conducenti di veicoli stradali per i quali è richiesto il possesso della patente di guida categoria  C, D, E, e quelli per i quali è richiesto il certificato di abilitazione professionale per la guida di taxi o di veicoli in servizio di noleggio con conducente, ovvero il certificato di formazione professionale per guida di veicoli che trasportano merci pericolose su strada), in termini prevenzionistici, grava sul datore di lavoro garantire – e sul medico competente effettuare – la sorveglianza sanitaria prevista dall’articolo 41 del D.Lgs.81/08 (verifica di assenza di condizioni di alcol dipendenza e di assunzione di sostanze psicotrope e stupefacenti).

  • Colpa organizzativa

La legge non fa riferimento ad un inserimento dei nuovi reati nel D.Lgs.231/01 per quanto attiene ai conducenti professionali.

Non si dimentichi però nella lettura del fenomeno, su un piano più generale, la connessione intercorrente tra gli infortuni stradali ad opera di conducenti professionali e l’organizzazione del lavoro.

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