Il Ramadan rappresenta un periodo di particolare rilevanza religiosa per molti lavoratori, caratterizzato dall’astensione da cibo e acqua dall’alba al tramonto e da cambiamenti significativi dello stile di vita quotidiano.
L’inizio del periodo di Ramadan può incidere sull’equilibrio psicofisico del lavoratore e, di conseguenza, sulle condizioni di sicurezza nello svolgimento dell’attività lavorativa, rendendo necessario un approccio organizzativo e prevenzionistico che consenta di conciliare il diritto alla libertà religiosa con la tutela della salute e sicurezza sul lavoro, come richiesto anche dal principio generale di protezione sancito dall’art. 2087 del Codice Civile.
Indice
- Ramadan: rischi per la salute e sicurezza
- Ramadan: inquadramento normativo
- Obblighi del Datore di Lavoro
- Il ruolo e gli obblighi del lavoratore durante il Ramadan
- Il Ruolo del medico competente
- Misure di prevenzione e protezione
Ramadan: rischi per la salute e sicurezza
L’osservanza del Ramadan comporta variazioni temporanee nei ritmi alimentari, nel ciclo sonno-veglia e nell’idratazione, elementi che possono determinare effetti diretti sulla sicurezza sul lavoro.
Il digiuno prolungato può infatti generare condizioni quali disidratazione, ipoglicemia, affaticamento, riduzione della concentrazione, vertigini e rallentamento dei tempi di reazione.
Tali effetti assumono particolare rilievo nelle attività caratterizzate da impegno fisico, utilizzo di macchinari, lavori in quota o guida di mezzi, ma risultano ulteriormente amplificati dalla contemporanea esposizione a fattori di rischio microclimatici, come temperature elevate, elevata umidità o ambienti termicamente sfavorevoli, che possono aggravare gli effetti fisiologici del digiuno.
Quando il Ramadan si colloca nei mesi estivi, la combinazione tra digiuno e microclima caldo rappresenta un fattore di rischio particolarmente rilevante.
L’assenza di assunzione di liquidi durante l’orario di lavoro può compromettere i meccanismi di termoregolazione dell’organismo e favorire:
- Disidratazione;
- Crampi muscolari;
- Esaurimento da calore;
- Colpo di calore;
- Perdita di coscienza
Il rischio aumenta sensibilmente nelle attività svolte all’aperto, nei cantieri, nei settori agricoli o in ambienti caratterizzati da elevate temperature e sforzo fisico intenso.
Anche nei periodi freddi, il Ramadan può incidere sulla sicurezza del lavoratore, sebbene con dinamiche differenti. Il digiuno può determinare:
- Riduzione della glicemia;
- Calo della vigilanza;
- Maggiore faticabilità;
- Alterazione dei ritmi circadiani.
In contesti lavorativi caratterizzati da microclima freddo o da turnazioni notturne, tali condizioni possono comportare un incremento del rischio di errore operativo, incidenti o riduzione della capacità di risposta agli imprevisti.
Ramadan: inquadramento normativo
L’osservanza del Ramadan da parte dei lavoratori si colloca all’intersezione tra il diritto fondamentale alla libertà religiosa e l’obbligo di tutela della salute e sicurezza sul lavoro.
In ambito lavoristico, tale situazione non configura un rischio autonomo in senso normativo, ma può determinare condizioni temporanee suscettibili di incidere sull’idoneità allo svolgimento in sicurezza della prestazione lavorativa.
In questo contesto trovano piena applicazione i principi generali del D. Lgs. 81/2008, che impongono al Datore di Lavoro di garantire la tutela dell’integrità psico-fisica dei lavoratori anche in presenza di fattori individuali o contingenti.
Il Datore di Lavoro non può interferire con la scelta religiosa del lavoratore di osservare il Ramadan, ma è comunque tenuto a considerare gli effetti che il digiuno può produrre sulla sicurezza operativa, soprattutto nelle attività che comportano sforzo fisico, esposizione a microclimi sfavorevoli, utilizzo di macchinari o responsabilità verso terzi.
Il bilanciamento tra libertà religiosa e obbligo di sicurezza non si realizza attraverso limitazioni del culto, bensì mediante una corretta valutazione del rischio, l’adozione di eventuali misure organizzative temporanee, il coinvolgimento del medico competente e la prevenzione di situazioni in cui il digiuno possa tradursi in un aumento del rischio infortunistico.
Obblighi del Datore di Lavoro
Il Datore di Lavoro, nell’ambito dei propri obblighi di tutela, deve considerare le condizioni legate all’osservanza del Ramadan nella valutazione dei rischi, individuando i lavoratori che seguono il digiuno e valutando l’impatto di tale condizione sulle mansioni svolte, tenendo conto dell’eventuale presenza di patologie sensibili al digiuno e delle caratteristiche del lavoro, inclusi lo sforzo fisico richiesto e le condizioni microclimatiche dell’ambiente.
Rientra tra le responsabilità datoriali anche la pianificazione dell’organizzazione del lavoro in modo coerente con tali elementi, prevedendo una distribuzione adeguata dei carichi, momenti di recupero e un monitoraggio delle condizioni di sicurezza durante il periodo di Ramadan.
Il ruolo e gli obblighi del lavoratore durante il Ramadan
Il lavoratore è chiamato a svolgere un ruolo attivo nella tutela della propria sicurezza e di quella altrui durante il Ramadan. In particolare, assume rilievo la comunicazione tempestiva al datore di lavoro o ai preposti di eventuali sintomi, malesseri o condizioni di affaticamento che possano compromettere lo svolgimento in sicurezza dell’attività lavorativa.
La collaborazione del lavoratore si concretizza anche nella partecipazione ai programmi di sorveglianza sanitaria previsti per la mansione e nell’adesione alle indicazioni fornite dal Medico Competente.
La mancata segnalazione di condizioni di malessere o il rifiuto di sottoporsi agli accertamenti sanitari può infatti incidere negativamente sulla gestione del rischio e sulla prevenzione di eventi infortunistici.
Il ruolo del medico competente
Il Medico Competente riveste un ruolo fondamentale nella gestione dei rischi connessi al Ramadan, contribuendo alla prevenzione attraverso la sorveglianza sanitaria e la valutazione dell’idoneità alla mansione.
La sua attività comprende l’individuazione di lavoratori particolarmente sensibili al digiuno, come soggetti affetti da patologie metaboliche, cardiovascolari o endocrine, la valutazione dell’impatto del digiuno sulle condizioni di salute in relazione alle specifiche mansioni e la formulazione di eventuali limitazioni o prescrizioni temporanee.
Inoltre, il Medico Competente supporta il Datore di lavoro e il RSPP nella definizione di misure organizzative adeguate e nel monitoraggio delle condizioni di salute durante il periodo di Ramadan, contribuendo a prevenire situazioni di rischio e a garantire un equilibrio tra tutela della salute e continuità operativa.
Misure di prevenzione e protezione
Tra le principali azioni organizzative e tecniche attuabili per garantire adeguati livelli di sicurezza sul lavoro durante il Ramadan rientrano:
- L’organizzazione del lavoro attraverso una distribuzione equilibrata dei carichi, rotazioni nelle mansioni e programmazione delle attività più gravose in orari meno critici sotto il profilo microclimatico;
- La gestione delle pause con momenti di recupero in ambienti freschi o ombreggiati, in funzione dello sforzo fisico richiesto e delle condizioni ambientali;
- Il monitoraggio delle condizioni di salute mediante sistemi di osservazione di eventuali malori e il coordinamento con il Medico Competente;
- L’informazione e formazione sul rapporto tra digiuno e rischi lavorativi, anche con il supporto di mediatori culturali ove necessario;
- La gestione del microclima e dei DPI mediante misure per ridurre l’esposizione a condizioni termiche sfavorevoli e la fornitura di abbigliamento adeguato;
- La gestione delle emergenze attraverso la disponibilità di risorse per il primo soccorso e procedure specifiche per l’assistenza in caso di malessere.